Tutto quello che non volevate sapere ( e invece vi dirò) sull’influenza intestinale

Sono tornata di nuovo, ovviamente sto male, anzi, ora sto mooolto meglio: negli ultimi 4 giorni, scrivere o leggere su di un monitor mi avrebbe provocato lo stesso disagio della Meloni al Gay Pride. ( Si vede che l’argomento che tratterò è di infima lega, se iniziamo con una metafora ispirata alla Meloni, ma c’è stato il Ridiculy Day questo fine settimana).

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dal Web

Quando ho aperto questo blog, stavo passando da un posto di lavoro a un altro e avevo tempo per seguirlo, mi ero anche data delle scadenze per pubblicare, soprattutto non lavoravo 15 ore su 24; negli ultimi due anni, invece, scrivere è diventata una parentesi rosa fra le parole “certificato medico”. Questa volta, però, l’influenza non sarà solo l’occasione, ma anche la protagonista, un po’ per sfatare il mito della perfezione intestinale della donna, in cui peraltro credo al 99%, un po’ perché “ho visto cose che voi esseri umani”…

Tutto è iniziato mercoledì notte, alla fine del mio turno, mentre parlavo “amabilmente”di lavoro via Whatsapp con il mio capo, nonché caro amico. Nel bel mezzo della conversazione, ho esordito con un:”devo vomitare, ti rispondo fra un po’”.

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Banksy

 

Da quel momento, “nulla è stato più come prima”.

Intanto,  chi crede che le donne non vadano in bagno, ma producano solo palline di pelo rosa profumate, è il caso che scenda da questo autobus, ma potrà comunque rileggersi tutti i miei post precedenti, in cui questa tesi viene propugnata.

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Dal Web

Tornando a me, sono soggetta sin da bambina a influenze intestinali violentissime: gli altri danno di stomaco una volta, io minimo tre. E, negli ultimi 10 anni, ho acquisito anche il “potere dei vasi comunicanti”, altro che il potere dello scettro di Luna, in pieno stile colera. Quindi, il mio intestino, per non essere secondo allo stomaco, si produce contemporaneamente in coliche dolorosissime.

Dopo 4 ore di questa fantastica routine, dopo aver tirato fuori anche il pranzo della prima Comunione, considerando che non potevo continuare a emettere conati rumorosissimi in attesa che i vicini mi sentissero e chiamassero la polizia, ho preso il coraggio a due mani e ho chiamato la guardia medica.

E qui si è aperto un mondo: a Roma, se chiami l’ambulanza, ci mette minimo 20 minuti, a meno che tu non viva di fianco a un Pronto Soccorso, ma comunque potrebbero aver cambiato i sensi unici; se chiami la guardia medica, ci puoi morire nell’attesa; a Milano, dopo un quarto d’ora di segreteria telefonica e 10 minuti di interrogatorio alla Perry Mason da parte del centralinista, volto soprattutto a indagare le ragioni per cui non riuscissi ad andare io in ambulatorio- sai, sono diventata un animale mitologico, metà donna, metà tazza del cesso-, accertato mediante tre gradi di giudizio che avessi un effettivo bisogno, ho ottenuto una visita del medico “il prima possibile”, espressione che mi ha ributtato nel panico, per poi scoprire che corrispondeva a mezz’ora.

Ovviamente il dottore è arrivato mentre vomitavo, per la milionesima volta. Al citofono ho gridato:”terzo piano, scusi, sto vomitando”.

Quando è entrato, mi ha trovato seduta al tavolo davanti alla porta- abito in un monolocale in cui è grande solo il box doccia, che affitto per girare dei porno, per chi fosse interessato- madida di sudore, con una bacinella fucsia, le lacrime, che imploravo un’iniezione di Plasil.

Da qui in poi, sembra il canovaccio per un film di Tarantino, solo che il dottore non si chiama Wolf e non risolve problemi, almeno non al primo colpo.

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Mister Wolf, Pulp Fiction, 1994

Il dottore, probabilmente ultracentenario, accompagnato da un paramedico forse adolescente che dormiva in piedi, ha registrato velocemente i dati anagrafici delle mie stanche membra che, nel frattempo, si erano ributtate sul letto, per non buttarsi sul pavimento.

A seguire, mi ha chiesto se avessi del disinfettante e del cotone… io? Ovviamente non avevo del disinfettante e patteggiamo per dello struccante e per un dischetto. Per la prima volta nella mia vita, mi hanno fatto una puntura disinfettandomi con l’acqua miscellare. La mia amica Emme ancora ride e mi pubblica foto di struccanti su Facebook.

Il tutto preceduto da un fantozziano:”Che dice vado?” L’unico momento di lucidità, da parte mia, è stato chiedere:”ma non li vuole dei guanti?” ( i guanti di lattice li ho per la maschera al carbone vegetale: è peggio del cemento! ). Non li ha voluti: probabilmente non ho più l’influenza intestinale, ma l’ebola sì.

Con una cortesia di altri tempi, neanche mi ha fatto pagare la visita- appunto per tutti: le carte di credito sono bellissime, ma tenete sempre 50 euro in casa, perchè la visita domiciliare della guardia medica ne costa 25.-

Il tempo che vada via e ho ripreso a vomitare, solo con meno intensità.

Grazie al cielo, il dottor Wolf si è dimenticato il timbro da me e, a fine turno, quindi alle 8,30, dopo 7 ore di colera, è venuto a riprenderlo. Ho aperto la porta e ho detto, senza alcuna educazione e con la dignità di un eroinomane fuori da un Sert:”Dottore, il timbro è qui, ma io ancora vomito”. Avrei corredato tutto con una foto del timbro legato e imbavagliato davanti a una pagina di Repubblica, ma non ero nelle condizioni per fare umorismo. Il misericordioso mi ha fatto un’altra puntura: mi  sono buttata sul letto senza neanche chiudere la porta. Ho la vaga impressione, da ciò che mi ha detto la vicina, incontrandomi ieri sul pianerottolo mentre ritiravo la spesa a domicilio, che uno dei suoi figli sia stato testimone di questa mia totale perdita di dignità.

Alle 9,30, infine, sono arrivati i rinforzi, impersonati dal mio amico/capo che ha preso le prescrizioni e la lista dei generi di prima necessità (coca cola e limoni) per tornare alle 10,30 con tutto il necessario.

La mia partecipazione a quest’ultima operazione è stata aprire la porta, ributtarmi sul letto e lasciare la porta aperta.

Dopo questa esperienza ho deciso di eleggere il domicilio sanitario qui e di sposarmi, perché il vero Amore non è chi ti scalda il cuore ( e i piedi), ma chi ti regge la fronte mentre vomiti!

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Dal Web

 

 

 

 

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